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| Newsletter n° 1 In primo piano il recente dibattito sulla neutralità della rete sorto negli Usa all’indomani della riclassificazione dei servizi broadband a servizi informativi e alla vigilia di nuovi ingenti investimenti per migliorare l’efficienza della rete e per estenderne la diffusione laddove ancora non arriva. Un’analisi di Marco Salvatori, Segretario generale di ThinkTel, e due testimonianze contrastanti tra loro rilasciate da Craig Moffet e Lawrence Lessig al Senato americano in occasione delle audizioni per la riforma del Telecom Act. Per consultare tutte le attività, le ricerche e i documenti visita il sito www.thinktel.org Sommario: The Network Neutrality. An Overview By Marco Salvadori L’overview del Segretario generale di ThinkTel sulla net neutrality. Una ricostruzione storica per contestualizzare il dibattito in corso e una disamina delle possibili implicazioni per il mercato e dei diversi interessi commerciali in competizione tra loro. Net Neutrality: beware the law of unintended consequences By Craig Moffet Un abstract della testimonianza di Craig Moffet al Senato Usa contraria alla ratifica di specifiche leggi a supporto della forzata neutralità del network. The Importance of Net Neutrality By Lawrence Lessig Un abstract della testimonianza di Lawrence Lessig al Senato Usa favorevole all’adozione di una legislazione che ratifichi le libertà di internet promulgate dalla FCC e di una specifica clausola per garantire la neutralità della rete. |
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| La neutralità del network di Marco Salvatori Segretario Generale ThinkTel Il tema L’internet ha sempre funzionato come una rete delle reti aperta e basata sul principio dell’end-to-end. Tale apertura è inerente all’architettura di internet ma in passato è anche stata sostenuta dalle regolamentazioni del settore. La normativa che regola i carrier dei servizi fondamentali di telefonia ha reso quello dell’accesso a internet tramite dial-up un mercato competitivo che permette ai consumatori di accedere a tutti i siti, utilizzare qualsiasi applicazione e connettere qualsiasi dispositivo alla rete. La FCC ha recentemente riclassificato i servizi di accesso broadband come servizi di informazione e non più di comunicazione, sottraendoli così alle norme che regolano i servizi di telefonia tradizionali. Sorge quindi il problema se i broadband service provider debbano avere vincoli per l’offerta dei loro servizi agli utenti. Un caso concreto di tale problema si è avuto quando la Madison River, una piccola telco statunitense, ha bloccato il traffico che attraverso le sue reti portava a Vonage. In quella occasione la FCC reagì prontamente e dichiarò il blocco discriminatorio, convincendo Madison a rimuoverlo. Il tema della neutralità del network ha suscitato un interesse crescente da quando alcuni operatori hanno lamentato il fatto che i principali internet service provider (Google, Vonage, eBay) utilizzano gratuitamente la loro infrastruttura e rivendicando il diritto di far pagare il passaggio dei loro contenuti sulla rete. Gli internet service provider in questione ritengono che gli utenti paghino già i fornitori di broadband e che ogni tassa aggiuntiva rappresenterebbe un caso di "double charging" e una discriminazione anticompetitiva nei loro confronti. I nodi cruciali nel dibattito sulla neutralità del network - gli utenti dei servizi broadband devono avere la possibilità di accedere a ogni sito web legale, di utilizzare qualsiasi tipo di applicazione e di connettere alla rete qualsivoglia dispositivo non pericoloso? - i fornitori di servizi broadband devono avere la possibilità di differenziare la loro offerta e far pagare di più per un livello superiore di servizio e per una qualità garantita? Possono ricaricare i prezzi sugli utenti finali, sui principali Isp, o su entrambi? - I fornitori di servizi broadband devono poter potenziare alcuni servizi, senza per questo depotenziare gli altri servizi? - I fornitori di servizi broadband devono avere la possibilità di avere comportamenti discriminatori mirati a favorire i servizi e le applicazioni erogati da loro o da loro affiliati? - I fornitori di servizi broadband devono avere la possibilità di redigere contratti esclusivi con alcuni Isp? - Si ritiene necessaria l’adozione di una legislazione che identifichi dei principi di neutralità della rete o è preferibile che l’authority intervenga solo al presentarsi di specifici problemi? - Negli Stati Uniti, in base alle leggi vigenti, la FCC ha l’autorità sufficiente a rafforzare i principi che regolano la neutralità della rete o è necessaria una ulteriore legislazione ad hoc? Il tema ha una portata globale e le authority di molti Paesi stanno affrontando e ragionando sugli stessi problemi. In Europa alcuni operatori 3G hanno bloccato le applicazioni di VoIP, il che è semplicemente la riproposizione dello stesso tema esteso anche alle varie diramazioni della rete dal backbone. Ricostruzione storica Nel 2003 la High Tech Broadband Coalition ha sottoposto alla FCC un elenco di Principi di connettività che garantiscono agli utenti di poter accedere a qualsivoglia contenuto, utilizzare ogni applicazione e connettere qualsiasi dispositivo senza un volontario depotenziamento da parte del fornitore di banda larga. I Principi di connettività non implicano una regolamentazione specifica ma un attento monitoraggio da parte della FCC e un suo intervento in caso di comportamenti non rispettosi dei suddetti principi. Nel 2004 Michael Powell, allora presidente della FCC, ha sostenuto pubblicamente i Principi di connettività nel discorso noto come Preservare la libertà di internet: principi guida per l’industria o, più semplicemente, Le quattro libertà. Nel marzo 2005, sempre sotto la presidenza di Powell, la FCC è intervenuta trovando un accordo consensuale con la telco Madison River in cui quest’ultima si impegnava a rimuovere il blocco, precedentemente imposto, al traffico di Vonage sulla sua infrastruttura. Questa è l’unica decisione presa da un’authority per supportare la richiesta di neutralità del network nei confronti di un fornitore di banda larga. L’ accordo consensuale, in quanto tale, non può avere come seguito un appello presso i tribunali federali e quindi l’autorità della FCC non è stata ancora del tutto verificata. Nell’agosto 2005, questa volta sotto la presidenza di Kevin Martin, la FCC ha adottato una Dichiarazione programmatica sulla neutralità del network che sancisce l’adesione della FCC alle quattro libertà e indica che i principi ivi sanciti sono "soggetti a una ragionevole gestione della rete". Benché la dichiarazione non sia traducibile in legge essa chiarisce la posizione dell’authority sulle future decisioni che prenderà nell’affrontare le specifiche controversie e le eventuali regolamentazioni. Nell’aprile 2006 il tema della neutralità della rete – pur dopo numerose a approfondite audizioni - è stato di fatto stralciato dal disegno di legge per la riforma del Telecommunication Act del 1996. Il disegno di legge, che molto probabilmente sarà approvato entro la fine dell’anno, non affronta direttamente il problema limitandosi a garantire sia le libertà degli utenti che quelle dell’industria di utilizzare tecnologie che migliorino l’efficienza della rete, assicurino una buona qualità del servizio e abilitino nuovi servizi e applicazioni. Diverse sono state le proposte depositate al Congresso che affrontano l’argomento della neutralità della rete isolatamente, tutte accomunate dalla richiesta dell’imposizione di specifiche restrizioni alle possibilità dell’operatore di far pagare ai fornitori di contenuti e servizi una quota di accesso all’infrastruttura. Implicazioni per il mercato Nel dibattito sulla neutralità della rete ci sono due interessi commerciali in competizione tra loro, anche se non sono di necessità mutuamente esclusivi. Una internet aperta dove si sviluppano e competono tra loro servizi, applicazioni e dispositivi è un incentivo all’innovazione e alla crescita dell’industria legata alle infrastrutture. Se gli operatori inibissero impunemente le tecnologie innovative, come la VoIP, verrebbe a crearsi un clima di incertezza riguardo quali servizi e applicazioni saranno ammessi sulla rete, incertezza che avrebbe un impatto negativo significativo sugli investimenti per lo sviluppo di nuove tecnologie e di conseguenza limiterebbe anche la crescita dell’industria del network. D’altro canto le nuove tecnologie per la gestione del network possono essere utilizzate dagli operatori per migliorare la qualità del servizio e abilitare nuovi servizi e applicazioni. Se le regole sulla neutralità della rete fossero troppo rigide potrebbero prevenire lo sviluppo di tecnologie per la gestione del network con la conseguente limitazione delle possibilità per l’utente e l’inibizione della crescita della rete e dei mercati ad essa connessi (applicazioni e servizi). C’è pertanto un forte interesse comune a mantenere internet aperta e permettere lo sviluppo e l’impiego di tecnologie per il network, fatta salva la garanzia che queste ultime non verranno utilizzate in modo anticompetitivo. Argomenti in discussione
Perseguire una posizione bilanciata che supporti la sostanziale impostazione aperta dell’internet e nello stesso tempo sia contraria a una regolamentazione onerosa per le nuove offerte del fornitore di connettività broadband, pur conferendo all’authority il potere di intervenire con mezzi efficaci per punire azioni anticompetitive. Per raggiungere questo equilibrio entrambi gli aspetti emersi dal dibattito devono essere sostenuti con decisione e condurre a un risultato che sia basato su principi chiari, che sia funzionante e sostenibile per tutti gli attori coinvolti. Elemento chiave di tale strategia è l’educazione dei decisori pubblici alla natura del network e al funzionamento degli strumenti per gestire il network stesso e abilitare di conseguenza nuovi servizi e applicazioni in uno scenario procompetitivo. Attori protagonisti L’industria high-tech (Intel, Motorola) e le associazioni commerciali (Tia e Iti) potrebbero assumere una posizione moderata che favorisca sia la scelta dell’utente che l’innovazione della rete. Benché molti fornitori di connettività (soprattutto Verizon, AT&T e Comcast) avranno una posizione più radicale nel difendere i loro interessi rispetto a quella qui esposta, i loro business plan sono compatibili con i risultati che essa persegue. Su altre posizioni si troveranno invece i principali fornitori di servizi e contenuti (Googole, Yahoo, Microsoft, Vonage) che preferiscono avere il diritto assoluto e riconosciuto dalla legge di utilizzare il network senza compensazione né limitazioni. |
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| Abstract di Net Neutrality:
Beware the Law of Unintended Consequences. Testimonianza di Craig Moffet alle audizioni del Senato per la riforma del Telecommunication Act
Craig Moffet, Vice President e senior Analyst dell'istituto di ricerca Bernstein, ha testimoniato dinnanzi al Senato statunitense la sua posizione riguardo il tema della cosiddetta net neutrality e sui rischi che questa comporterebbe. L'analisi di Moffett parte dal paradosso che si verrebbe a creare nel caso in cui cable company e telco venissero limitate a una svolgere la funzione di mero tubo trasportatore di dati (the dumb pipe), senza poter gestire l'infrastruttura secondo le regole di mercato. Questa situazione comporterebbe una crescita dei costi per l'utente finale o, in alternativa, non ci sarebbero incentivi per investire nel miglioramento dell'infrastruttura stessa. La testimonianza di Moffett mette in rilievo alcuni dati da cui partire per comprendere meglio i rischi legati da una legge ex ante che obblighi telco e cable company a mettere a disposizione di tutti alle stesse condizioni il diritto di passaggio (prevalentemente a carico dell'utente). 1_l'infrastruttura esistente non è in grado di supportare la trasmissione di dati "pesanti" quali quelli della IPTV e più in generale dei formati video. 2_le stime più ottimistiche delle stesse telco prevedono che possa venire coperto solo il 40 per cento della popolazione 3_i mercati fino ad ora hanno reagito con scetticismo agli annunci di investimenti nell'infrastruttura da parte delle telco Ne consegue: - che chi oggi possiede l'infrastruttura non può sostenere da solo i costi della sua evoluzione - che chi ha maggior vantaggio dalla creazione di nuove e più capaci infrastrutture, ovvero gli over-the-top (OTT) internet service and content provider (Google, Amazon, Yahoo! solo per citarne alcuni) dovrebbe condividere gli investimenti e partecipare direttamente al miglioramento della rete. Per leggere i documenti integrali della testimonianza clicca qui |
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| Abstract della testimonianza di Lawrence Lessig alle audizioni del Senato per la riforma del Telecommunication Act
Lawrence Lessig, professore alla Stanford Law School e autore delle licenze Creative Commons, ha testimoniato dinnanzi al Comitato sul Commercio al Senato Usa, in merito alla network neutrality. Il Prof. Lessig, così come il Chief evangelist officer di Google Vinton Cerf, è tra i sostenitori di una norma che garantisca la parità di accesso alla rete ai fornitori di servizi e contenuti. La sua argomentazione si basa sull'importanza della competitività per le applicazioni per internet che è stata fino a oggi garantita proprio dalla architettura end-to-end e che verrebbe meno qualora i carrier avessero la possibilità di garantire una migliore quality of service (QoS) ai fornitori di sevrizi e contenuti che pagano di più. L'inattesa crescita di internet e del mercato ad essa connesso si è avuta, secondo Lessig, proprio perchè nessun operatore ha potuto dare priorità ad alcuni servizi, nemmeno ai suoi (secondo il principio dell'Open Access). Così anche chi non possiede il network è stato in grado di sviluppare applicazioni di indubbio successo, e non a caso Lessig cita ad esempio il Wolrd Wide Web (nato in Svizzera) il primo servizio di instant messaging (ICQ in Israele) HoTMaiL (in India) fino ai più recenti software peer-to-peer Kazaa e Skype (di origine svedese come il suo inventore Niklas Zennstrom). Se fino a poco tempo fa la neutralità dell'infrastruttura era garantita anche dalla competitività tra i fornitori di accesso alla rete, negli ultimi mesi una lunga serie di acquisizioni ha ridotto negli Stati Uniti la competitività aumentando la concentrazione dell'accesso broadband. Abbandonare la neutralità dell'infrastruttura verso le applicazioni che vi passano sopra è quindi sbagliato, non in quanto immorale o ingiusto ma nella misura in cui indebolisce la competitività che tanto ha giovato al mercato che si è creato intorno a internet. Citando la testimonianza di Cerf "sono gli utenti che decidono chi vince e chi perde nel mercato di internet, non i carrier". Tuttavia Lessig non dimentica che la necessità di nuovi investimenti per migliorare la rete non può essere ad esclusivo carico delle telco o della cable company e la sua proposta è che sia l'utente a dover pagare la differenza tra diversi livelli di qualità del servizio. La sua proposta è che il congresso ratifichi le internet freedoms che la FCC, già nel 2004 con il chairman Michael Powell, aveva assunto come guida; e propone di implementare in esse una specifica richiesta di parità di accesso alle infrastrutture per tutti i fornitori di applicazioni. Per leggere i documenti integrali della testimonianza clicca qui |
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